Barbabietola da zucchero
Organizzazione del mercato nel settore dello zucchero

Il regime dello zucchero fin dalla sua origine (il 1° luglio 1968) è stato caratterizzato dalla limitazione della garanzia di prezzo a "quote massime di produzione" , attribuite innanzitutto a ciascuno Stato membro che le assegna successivamente alle singole imprese.
La quota massima è costituita da una "quota base", o quota "A", e da una "quota di specializzazione" o quota "B", per la quale si ha una garanzia di prezzo ridotta rispetto alla quota base.
Le quantità prodotte oltre la quota massima (zucchero "C") non beneficiano di alcuna garanzia di prezzo e devono essere esportate sul mercato mondiale a carico dei produttori. E’ prevista, tuttavia, la possibilità di riportare una parte dello zucchero "C" limitatamente ad un quantitativo massimo pari al 20% della quota "A", imputandola alla produzione della produzione della campagna successiva. Tale quantitativo deve essere immagazzinato per un periodo di dodici mesi.
La seconda particolarità del regime dello zucchero è il principio di "corresponsabilità" dei produttori nel finanziamento delle spese derivanti dallo smaltimento delle eccedenze della produzione nell’ambito della quota massima. Gli Stati membri riscuotono, dai fabbricanti di zucchero dei "contributi" alla produzione (penali) calcolati sulla base del costo globale di smaltimento delle eccedenze di quota. Il 60% di tale onere viene posto a carico dei bieticoltori. All’inizio, la copertura degli oneri delle eccedenze non era totale e colpiva solo lo zucchero di quota "B". Dal 1981, invece, i produttori assicurano l’integrale copertura di tali oneri, prioritariamente, mediante un contributo di "corresponsabilità" gravante sulla quota massima ("A+B") e pari al 2% del prezzo di intervento dello zucchero. Qualora la copertura integrale degli oneri lo richiedano, la quota "B" può essere gravata di un ulteriore "contributo" pari al 37,5% del prezzo di intervento. Un "contributo complementare", infine, può essere richiesto al termine della campagna nel caso in cui le penali predette non fossero risultate sufficienti.
Il regime dello zucchero prevede, inoltre, un "sistema di compensazione delle spese di magazzinaggio" per assicurare il collocamento dello zucchero (di quota "A+B") sul mercato durante tutta la campagna di commercializzazione. Il costo medio mensile di magazzinaggio (costo finanziario più spese di magazzino) viene rimborsato dall’organo di intervento per conto del Feoga ai produttori per le quantità di zucchero tenute in magazzino. Il supporto finanziario di tale rimborso è costituito da un "contributo" magazzinaggio che il fabbricante versa all’organo di intervento al momento della vendita dello zucchero. Anche lo zucchero di riporto beneficia di tale sistema di compensazione. Il costo finanziario del magazzinaggio viene calcolato sulla base di un tasso medio di interesse della Comunità (per la campagna 1993 inferiore al 10%). Ai produttori italiani, a titolo di aiuto nazionale, è riconosciuta, tuttavia, la possibilità di corrispondere una integrazione dell’onere finanziario qualora il prime rate in vigore nel paese superi di 3 o più punti il tasso di interesse ritenuto nei conti comunitari.
Per quanto concerne il sistema dei prezzi, il regime delle zucchero non è molto diverso dalla maggior parte degli altri mercati ed è caratterizzato da un prezzo indicativo, da un prezzo di intervento e da un prezzo di entrata.
Gli scambi coi paesi terzi sono regolati da un sistema di "prelievi" all’importazione e "restituzioni" all’esportazione, in analogia all’organizzazione di mercato di altri prodotti.
Dal prezzo di "intervento" fissato per le zone eccedentarie (prezzo al quale gli organismi di intervento sono tenuti ad acquistare lo zucchero loro offerto) viene derivato il prezzo della materia prima, in barbabietola, tenuto conto del margine di trasformazione di competenza dell’industria. Un prezzo di "intervento derivato" leggermente superiore è applicato in talune regioni comunitarie considerate deficitarie (Italia, Irlanda, Regno Unito) per tener conto delle spese di trasporto dello zucchero dalle regioni eccedentarie. Il maggiore importo riconosciuto a titolo di "regionalizzazione" viene portato ad integrazione del prezzo delle barbabietole nelle suddette regioni.
Per quanto concerne il prezzo delle barbabietole, nei contratti conclusi tra bieticoltori e zuccherifici, in linea di principio deve essere fatta una distinzione tra i quantitativi di barbabietole destinati alla produzione di zucchero "A", e quello destinati allo zucchero "B". Tuttavia, sulla base di un accordo interprofessionale, che deve essere approvato dallo Stato membro, è possibile derogare a tale obbligo. In tale caso viene riconosciuto al produttore di barbabietole, per la produzione corrispondente allo zucchero di "quota massima" ("A+B"), un prezzo "misto", cioè un prezzo ponderato tra il valore della quota "A" e quello della "B" (a titolo indicativo, la quota "B" in Italia corrisponde attorno al 16% della quota "A").
Sulla base delle penali che gravano sullo zucchero, nella realtà vengono fissati per le barbabietole: un prezzo di base; un prezzo minimo della quota "A" pari a 98,% del prezzo base; un prezzo minimo della quota "B" pari a 60,5% del prezzo base.
Nel caso particolare dell’Italia, per il fatto che la produzione di barbabietole benefici di un aiuto nazionale (con un tetto massimo di circa 140 milioni di ECU nella campagna 1993), alle barbabietole è riconosciuto un "prezzo misto mutualistico" corrispondente al prezzo pieno di "base" al quale vengono aggiunte quote di aiuto differenziate per zone (Nord, Centro, Sud).
Gli oneri di parte agricola che dovrebbero gravare sulla produzione corrispondente alla quota "A" (2% del prezzo di base) e alla quota "B" (39,5%), corrispondenti al 60% dell’onere sopportato dall’industria, vengono assicurati con l’utilizzazione di una aliquota degli aiuti nazionali riconosciuti al settore. Questa operazione viene effettuata attraverso il Fondo bieticolo nazionale appositamente costituito.