La perdita di polarizzazione, un grave problema per la bieticoltura

Servizio agronomico ABI


Pianta con foglie secche da stress(marron chiaro) e cercospora(marron scuro) e ricaccio
di nuove foglie. Questi fattori sono le principali cause di perdita di polarizzazione.
La campagna di raccolta delle barba-bietole, da poco terminata, ha evidenziato buone produzioni di saccaro-sio (mediamente 8-9 ton/Ha al nord e 6-8 ton/Ha al centro) con numerose aziende che hanno superato la quota di assegnazio-ne.
Questo risultato, certamente positivo, ri-sulterà in molte aziende ubicate prevalen-temente nella valle padana centrale, note-volmente ridimensionato in termini di pro-duzione lorda vendibile (PLV), a causa delle basse polarizzazioni conseguite nel mese di settembre.
A titolo orientativo può essere significati-vo analizzare l’andamento settimanale delle polarizzazioni del nord (fig. 1), riferite alle consegne dei soci ABI negli ultimi 4 anni.
Come appare evidente, in 3 campagne su 4 si sono registrati sensibili cali di polarizzazione da inizio a fine raccolta, con una diminuzione più grave nel 1999 (-2,97°S), e un solo anno, il 1997 con variazioni contenute, per il modesto stress estivo subito dalle bietole.
Può essere superfluo sottolineare che le campagne migliori per la filiera sono quelle con minime oscillazioni delle polarizzazioni attorno a valori di 15-16 °S per tutto il periodo di raccolta, in quanto gravi abbassamenti delle polarizzazioni sono causa oltre che di perdita di PLV di vistosi peggioramenti della resa estrattibile. Come risaputo, il sistema Europeo attual-mente in uso per il pagamento delle barba-bietole penalizza sensibilmente le radici con polarizzazione inferiore al 16. Infatti, come si può notare in fig. 2, la stessa quantità di saccarosio (curva isosaccarosio) ottenuta con polarizzazioni da 14 a 10 subi-sce una diminuzione di PLV variabile da -8% a –35%.
Si noti che agli elevati cali di PLV per polarizzazioni inferiori a 16, corrispondo-no solo lievi aumenti (max +5%) per
polarizzazioni di 18 o più, il sistema si può quindi considerare una specie di ‘’bonus-malus ’’ asimmetrico, ossia con una netta prevalenza del malus sul bonus.

LE CAUSE DELLA RETROGRADAZIONE

Da quanto esposto appare indispensabile, per salvaguardare la redittività della bieto-la, applicare tutte le tecniche agronomiche in grado di contrastare le principali cause di perdita di polarizzazione (retrogradazione), (vedi fig. 3) riconducibili a: stress climati-co estivo per eccessi termici e scarse dispo-nibilità idriche (estivazione), azione di fitopatie come cercospora e rizomania, ec-cessivi apporti azotati, caratteristiche ge-netiche delle varietà in rapporto all’attitu-dine a ricostruire l’apparato fogliare (rivegetazione) e tolleranza alle avversità (stress, cercospora, rizomania).
Le colture di bietole della valle padana, ma anche di alcune aree del centro e sud Italia, subiscono all’inizio dell’estate (mesi di giugno e luglio) l’azione di temperature eccessivamente alte (> 30-35°C), che pro-vocano elevata avapotraspirazione in un periodonormalmentecaratterizzatodascar-se piogge. L’inevitabile conseguenza di questo andamento climatico è il precoce disseccamento delle foglie, quindi la per-dita di superficie fotosintetizzante. Inutile ricordare che l’azione dello stress è più grave sulle colture seminate in ritardo, su terreni mal strutturati, con apparato radica-le poco approfondito o debilitato da rizomania e nematodi. Le foglie stressate e senescenti sono facilmente aggredibili da malattie fungine come cercospora e oidio, che completano la distruzione dell’appara-to fogliare.
Le piante di bietole reagiscono a queste avversità rivegetando, inizialmente con lieve intensità e successivamente, quando le temperature si fanno più miti e la disponibilità idrica aumenta, con maggiore intensità. Alla rivegetazione si accompagna la perdi-ta di polarizzazione, dovuta in parte ad un aumentato assorbimento d’acqua e ad un consumo di zucchero per scopi energetici. Le possibili cause della grave retrogradazionedellacampagna1999,van-no a mio parere ricercate nel grave stress subito dalle piante in luglio e parte di agosto, nell’aumento di virulenza della rizomania favorita dalle copiose piogge primaverili e nella insufficiente difesa anticercosporica. I RISULTATI DELLE PROVE Negli ultimi anni, il servizio agronomico dell’ABI ha realizzato prove specifiche per approfondire alcuni importanti aspetti tecnici riguardanti: il comportamento delle varietà in rapporto all’ambiente padano (adattabilità ambientale), i programmi di lotta anticercosporica, l’evoluzione dei parametri produttivi in rapporto all’epoca di raccolta.
In particolare riteniamo significativo riportare i risultati di un biennio di prove realizzate in 2 località del ferrarese.
Ad Ambrogio (FE), è stato verificato il comportamento di 6 varietà a differente livello di tolleranza cercospora (adige, conctact, dorotea, gabriela, monodoro, rizor), sottoposte a 2 programmi di difesa fungicida con intervallo dei trattamenti rispettivamente di 10 e 20 giorni, in 3 differenti epoche di raccolta.
A Mirabello (FE), sulle 42 varietà della serie base della commissione tecnica nazionale seme sono state confrontate le produzioni delle singole cultivar difese dalla cercospora con fungicidi e non trattate.

FIG. 1 VARIAZIONI SETTIMANALI DELLE POLARIZZAZIONI AL NORD
Nonostante il diffuso utilizzo di varietà tolleranti, negli ultimi anni in valle padana si sono registrate forti diminuzioni di polarizzazione da inizio a fine raccolta.

FIG. 2 ANDAMENTO DEL PREZZO E DELLA PLV AL VARIARE DELLA POLARIZZAZIONE
Il parametro europeo adottato per il pagamento delle barbabietole penalizza il prodotto con polarizzazione inferiore a 16°S

FIG. 3 PRINCIPALI CAUSE DI PERDITA DI POLARIZZAZIONE


Vista parziale delle prove cercospora di Ambrogio (FE). In primo piano parcella non trattata con fungicidi in piena rivegetazione.
Programmi di protezione ed epoche di raccolta
I risultati delle prove di Ambrogio, che riteniamo particolarmente utili per comprendere il complesso problema della retrogradazione, sono sintetizzati in fig. 4 relativamente all’andamento delle polarizzazioni e in fig. 5 per le variazioni di PLV. Per semplicità espositiva abbiamo diviso le varietà in 2 gruppi, secondo il livello di tolleranza alla cercospora. Analizzando il grafico di fig. 4 possiamo ricavare le seguenti indicazioni:
- considerato che le varietà a buona tolleranza sottoposte a una elevata protezione dalla cercospora (trattamenti ogni 10 giorni) perdono tra la prima e la terza epoca di raccolta 2,4 °S (-13,8%) di polarizzazione, si può dedurre che le cause abiotiche (stress climatico) hanno un peso rilevante su questo fenomeno.
- l’azione dannosa della cercospora sulla polarizzazione è già evidente nella prima epoca di raccolta, e aumenta nelle raccolte successive, con una maggiore incidenza sulle varietà scarse tolleranti rispetto alle buone tolleranti. Colpisce il fatto che nella prima raccolta di metà agosto è già evidente una consistente perdita di titolo tra trattato e non trattato, pari a 1,7 °S sulle varietà scarse tolleranti e 1,05 °S per le buone tolleranti.
- In merito ai programmi di difesa in rapporto all’epoca di raccolta, il programma T1 che prevedeva trattamenti anticercosporici cadenzati ogni 20 giorni ha fornito una soddisfacente protezione sulle varietà buone tolleranti, mentre la protezione è risultata insufficiente sulle scarse tolleranti nella raccolta del 25 settembre. Su queste ultime varietà, solo il programma di difesa T2 con trattamenti ogni 10 giorni ha consentito di mantenere la polarizzazione sopra il limite soglia di
14 °S nella raccolta più tardiva.
In merito all’andamento delle PLV, riportate in fig. 5, si nota come i trattamenti fungicidi abbiano prodotto consistenti aumenti sia sulle varieta’ scarse tolleranti che buone tolleranti, con un gradiente in au-mento passando dalla raccolta precoce a quella tardiva.
Viene pertanto ulteriormente chiarita la necessità di non ridurre i trattamenti anticercosporici sulle varieta’ buone tolleranti. Nella raccolta di fine settembre sia le varietà scarse tolleranti che buone tolleranti evidenziano con il programma T2 incrementi di PLV di circa il 50% rispetto al test non trattato, mentre nella stessa epoca di raccolta con il programma T1 si ottengono incrementi di + 29,4% con le scarse tolleranti e 42,4% con le buone tolleranti. Tali risultati evidenziano chiaramente la necessità, nei comprensori ad alto rischio cercosporico, di intensificare la protezione sulle varietà scarse tolleranti nel caso vengano estirpate tardivamente e l’utilità di mantenere un adeguato numero di tratta-menti sulle buone tolleranti. A tale proposito è significativo che nella raccolta più tardiva, il programma T2 (trat-tamenti ogni 10 giorni), abbia consentito di ottenere rispetto al programma T1 (tratta-menti ogni 10 giorni), incrementi di PLV di +18,3% sulle varietà scarse tolleranti e + 11,5% sulle buone tolleranti.

Radici con forti sintomi di rizomania. Questa virosi ha una notevole incidenza sulle perdite di polarizzazione ed è maggiormente dannosa nelle annate con elevata piovosità primaverile.
Adattabilità ambientale delle varieta’
Da diversi anni, ai rilievi sintomatologici per valutare il livello di tolleranza alla cercospora delle varietà, abbiamo affiancato i valori produttivi sia con trattamenti fungicidi che in assenza di trattamenti. Riteniamo che la sola valutazione sintomatologica della tolleranza non sia sufficiente a caratterizzare una varietà in rapporto al danno produttivo che può subire a causa della cercospora e al programma di difesa da applicare.
Come accennato precedentemente, tolleranza alla cercospora, tolleranza allo stress e intensità di rivegetazione sono tutti fattori che incidono notevolmente sul danno finale, che a nostro parere possono essere valutati globalmente considerando il livello di PLV delle varietà non trattate e trattate con fungicidi.
A dimostrazione di quanto esposto, in fig. 6 riportiamo i risultati di un biennio di prove condotte su 42 varietà commerciali a Mirabello(FE). Come si può notare il livel-lo produttivo raggiunto dalle varietà in as-senza di trattamenti fungicidi è notevolmente diverso (25,8% tra la più produttiva e la meno produttiva), segno evidente della diversa adattabilità ambientale dei genotipi. Anche gli incrementi produttivi ottenuti con i trattamenti fungicidi sono notevolmente differenti tra le varietà (da 34,2% a 18,9%) e contrariamente a quanto sarebbe logico pensare, ad elevati livelli di tolleranza cercospora non corrispondono sempre minori incrementi di PLV e viceversa. In pratica su numerose varietà sembra non esserci una corrispondenza tra tolleranza cercospora, valori produttivi e risposta ai trattamenti fungicidi.

FIG. 4 VARIAZIONI DELLA POLARIZZAZIONE CON L'EPOCA DI RACCOLTA
Legenda: T0 = nessun trattamento fungicida; T1 = trattamenti ogni 20 giorni con partenza fine giugno; T2 = trattamenti ogni 10 giorni con inizio fine giugno
Fungicidi: Tetraconazolo + Stagno idrossido
La perdita di polarizzazione è notevolmente influenzata dalle condizioni ambientali della valle padana, come dimostra la retrogradazione di circa 2,4 °S anche in presenza di un programma intensificato di difesa anticercosporica con trattamenti ogni 10 giorni. La scelta di una buona cultivar e di un appropriato programma di difesa possono consentire anche per le raccolte più tardive di mantenere la polarizzazione superiore al valore soglia di 14 °S.

Conclusioni
Da quanto esposto si comprende la grande importanza del problema della retrogradazione della polarizzazione per la bieticoltura Italiana, per i gravi effetti indotti sulla produzione lorda vendibile e sulla qualità.
La retrogradazione, anche se notevolmente influenzata dalle condizioni ambientali, può essere contenuta entro limiti accettabili applicando correttamente alcune tecniche agronomiche quali: preparazione dei terreni, semine anticipate, apporti azotati equilibrati, corretta gestione dell’irrigazione per alleviare lo stress estivo.
Molto importante risulta la scelta varietale, impiegando cultivar a media-buona tolleranza a rizomania e cercospora, con buona adattabilità ambientale.
Decisiva risulta la scelta del programma di difesa dalla cercospora, che per le zone ad alto rischio della valle padana, dovrà prevedere come minimo l’applicazione di un trattamento fungicida ogni 20 gior-ni, con inizio fine giugno-primi luglio. Le varietà a scarsa tolleranza dovrebbero essere raccolte entro agosto, nel caso di raccolte più tardive il programma di trattamenti anticercosporici dovrà essere intensificato.

FIG. 5 VARIAZIONI DELLA PLV CON L'EPOCA DI RACCOLTA
Legenda: T0 = nessun trattamento fungicida; T1 = trattamenti ogni 20 giorni con partenza fine giugno; T2 = trattamenti ogni 10 giorni con inizio fine giugno
Fungicidi: Tetraconazolo + Stagno idrossido
I trattamenti fungicidi hanno prodotto consistenti aumenti di PLV sia sulle varietà scarse tolleranti che buone tolleranti, con un gradiente in aumento passando dalla raccolta precoce a quella tardiva. Le varietà scarse tolleranti dovrebbero essere raccolte entro agosto; nel caso di raccolte più tardive, il programma di trattamenti anticercosporici dovrà essere intensificato.

FIG. 5 PLV DELLE VARIETA' NON TRATTATE (T0) E TRATTATE (T4) CON ANTICERCOSPORICI
Legenda: PLV(t0) = nessun trattamento; PLV(T4) = 4 trattamenti fungicidi con inizio fine giugno.
Tolleranza alla cercospora, tolleranza allo stress e intensità di rivegetazione sono tutti fattori che incidono notevolmente sulla perdita di polarizzazione e PLV delle singole cultivar. Una valutazione globale di questi effetti (adattabilità ambientale) si può ottenere considerando il livello di PLV delle varietà non trattate e trattate con fungicidi.