Breve storia della resistenza della Cercospora

di Enrico Biancardi
Tra le malattie che colpiscono la barbabietola da zucchero, la cercospora è la più dannosa perché interessa tutte le zone di coltivazione, con la sola esclusione di quelle più fredde. L'agente patogeno, il fungo Cercospora beticola Sacc., forma piccole macchie circolari che si moltiplicano sulle foglie fino a causarne il completo disseccamento.
In Italia, le macchie iniziano ad apparire verso la fine di giugno e gli effetti della malattia sono evidenti specialmente in agosto e settembre. I danni sono tanto più gravi quanto più tempo è dato al fungo per agire indisturbato.
Per il controllo della malattia si usano diversi tipi di fungicidi, da distribuire alla prima comparsa delle macchie. Il trattamento va ripetuto ogni 20 giorni fino a poco più di un mese dalla raccolta. Si può ricorrere a varietà resistenti, che rallentano l'infezione ma non eliminano la necessità dei trattamenti chimici.
Nello studio della malattia, da sempre un problema grave per la nostra bieticoltura, la ricerca italiana ha svolto una parte rilevante. Infatti, il fungo è stato studiato per la prima volta e poi classificato da Saccardo; verso gli anni 50 è stato indagato nella sua biologia da Canova. In Italia è stata inoltre trovata, dopo le storiche esperienze di Munerati, la prima fonte di resistenza genetica alla malattia.
Tutto iniziò nel 1909, da un incrocio tra la bietola da zucchero e la bietola marittima, specie relativamente diffusa lungo le coste del Mediterraneo e considerata la progenitrice di tutte le bietole coltivate. Come scrisse lo stesso Munerati, il seme fu raccolto "sull'argine destro del Po di Levante, in un punto non lontano dal mare". Ci vollero 25 anni di difficile lavoro per eliminare le caratteristiche negative della pianta selvatica e per costituire la linea R 581. Il materiale fu inviato ad importanti centri di selezione, risultando, dopo le prove svolte negli Stati Uniti, il primo sostanziale contributo al controllo della malattia in quel paese.
Nonostante gli innumerevoli tentativi, non sono state finora trovate altre fonti utili di resistenza. Si può quindi sicuramente affermare che tutte le varietà di bietola resistenti alla cercospora, oggi usate nel mondo, derivino dal seme raccolto alla foce del Po di Levante quasi un secolo fa.