NOTE ALLA TRADUZIONE.. 3

1.    INTRODUZIONE.. 4

1.1   Obiettivi dello studio. 4

1.2   Opzioni da esaminare. 4

2.    Breve descrizione del metodo analitico.. 6

3.    ORIGINE DEI DATI 10

3.1   Mercati europei 10

3.2   Dati relativi al Mercato Mondiale (Paesi terzi) 10

4.    FATTORI DETERMINANTI E CONSEGUENTI SCENARI DI RIFERIMENTO.. 12

4.1   Principali fattori determinanti 12

4.2   Analisi di sensitività. 13

4.3   Conclusioni preliminari 19

5.    EFFETTI SUI SETTORI INTERESSATI 21

5.1   Opzione 1: Riduzione delle quote. 21

5.1.1    Descrizione della misura e sua applicazione. 21

5.1.2    Effetti sul mercato UE e sui mercati internazionali 22

5.1.3    Effetti complessivi sui settori UE interessati 23

5.1.4    Effetti sulla distribuzione regionale della produzione della barbabietola da zucchero nella UE. 24

5.1.5    Effetti sulla singola azienda agricola. 26

5.1.6    Effetti sull’industria della trasformazione e sull’industria della raffinazione. 28

5.1.7    Effetti sull’occupazione. 28

5.1.8    Effetti sui Paesi terzi e sui Territori d’Oltremare. 29

5.1.9    Valutazione complessiva. 30

5.2   Opzione 2: Taglio al sostegno dei prezzi 30

5.2.1    Descrizione della misura e sua applicazione. 30

5.2.2    Effetti sul mercato UE e sui mercati internazionali 31

5.2.3    Effetti complessivi sui settori UE interessati 32

5.2.4    Effetti sulla distribuzione regionale della produzione della barbabietola da zucchero nella UE. 32

5.2.5    Effetti sulla singola azienda agricola. 33

5.2.6    Effetti sull’industria della trasformazione e sull’industria della raffinazione. 34

5.2.7    Effetti sull’occupazione. 35

5.2.8    Effetti sui Paesi terzi e sui Territori d’Oltremare. 35

5.2.9    Valutazione complessiva. 36

5.3  Opzione 3: Taglio al sostegno dei prezzi con compensazione parziale.. 37

5.3.1    Descrizione della misura e sua applicazione. 37

5.3.2    Effetti sul mercato UE e sui mercati internazionali 37

5.3.3    Effetti complessivi sui settori UE interessati 38

5.3.4    Effetti sulla distribuzione regionale della produzione della barbabietola da zucchero nella UE. 39

5.3.5    Effetti sulla singola azienda agricola. 39

5.3.6    Effetti sull’industria della trasformazione e sull’industria della raffinazione. 40

5.3.7    Effetti sull’occupazione. 40

5.3.8    Effetti sui Paesi terzi e sui Territori d’Oltremare. 41

5.3.9    Valutazione complessiva. 41

5.4   Opzione 4: Combinazione della riduzione delle quote e del taglio al sostegno dei prezzi, con compensazione parziale. 42

5.4.1    Descrizione della misura e sua applicazione. 42

5.4.2    Effetti sul mercato UE e sui mercati internazionali 42

5.4.3    Effetti complessivi sui settori UE interessati 43

5.4.4    Effetti sulla distribuzione regionale della produzione della barbabietola da zucchero nella UE. 44

5.4.5    Effetti sulla singola azienda agricola. 44

5.4.6    Effetti sull’industria della trasformazione e sull’industria della raffinazione. 45

5.4.7    Effetti sull’occupazione. 46

5.4.8    Effetti sui Paesi terzi e sui Territori d’Oltremare. 46

5.4.9    Valutazione complessiva. 47

5.5   Opzione 5: Progressiva eliminazione delle quote, associata a compensazione parziale. 47

5.5.1    Descrizione della misura e sua applicazione. 47

5.5.2    Effetti sul mercato UE e sui mercati internazionali 47

5.5.3    Effetti complessivi sui settori UE interessati 49

5.5.4    Effetti sulla distribuzione regionale della produzione della barbabietola da zucchero nella UE. 49

5.5.5    Effetti sulla singola azienda agricola. 50

5.5.6    Effetti sull’industria della trasformazione e sull’industria della raffinazione. 50

5.5.7    Effetti sull’occupazione. 51

5.5.8    Effetti sui Paesi terzi e sui Territori d’Oltremare. 51

5.5.9    Valutazione complessiva. 52

5.6   Opzione 6: liberalizzazione totale del mercato saccarifero. 52

5.6.1    Descrizione della misura e sua applicazione. 52

5.6.2    Effetti sul mercato UE e sui mercati internazionali 53

5.6.3    Effetti complessivi sui settori UE interessati 54

5.6.4    Effetti sulla distribuzione regionale della produzione della barbabietola da zucchero nella UE. 55

5.6.5    Effetti sulla singola azienda agricola. 55

5.6.6    Effetti sull’industria della trasformazione e sull’industria della raffinazione. 56

5.6.7    Effetti sull’occupazione. 56

5.6.8    Effetti sui Paesi terzi e sui Territori d’Oltremare. 57

5.6.9    Valutazione complessiva. 57

6.     CONFRONTO GENERALE E CONCLUSIONI PROVVISORIE. 58

 

NOTE ALLA TRADUZIONE

 

 

 

 

 

Il documento che segue è la traduzione italiana del documento denominato Final report ‑ Study to assess the impact of future options for the future reform of the sugar common market organisation, preparato nel febbraio 2003 dall’istituto di ricerca tedesco EuroCARE.

 

La traduzione del testo in italiano ha presentato alcuni problemi, in certi casi di ordine tecnico – per esempio dovuti alla difficoltà a rendere l’espressione inglese con un’espressione italiana adeguata ‑, ed in altri casi di ordine logico ‑ dovuti invece alla difficoltà di comprensione del senso stesso della frase. In entrambi i casi si è fornita una traduzione strettamente letterale e, per sottolineare la provvisorietà della traduzione, essa è stata evidenziata in colore giallo. Talvolta, in nota, si è fornita una breve spiegazione del problema riscontrato.

 

Inoltre, per rendere più agevole la lettura, in alcuni casi sono state fatte delle integrazioni, che sono traduzioni di parti degli Allegati I e II. Ove questo è avvenuto, si è provveduto a segnalarlo in nota.

 

In ogni caso tutti gli interventi del traduttore sul testo italiano, che non hanno corrispondenza col testo inglese, sono stati riportati nelle note con l’indicazione NdT (Nota del Traduttore).

 

Infine, per evitare di appesantire la lettura, si è pensato di non tradurre l’espressione inglese welfare. Il lettore deve tuttavia essere avvertito del fatto che, nel linguaggio dell’economia politica, tale termine non ha la stessa valenza che gli è attribuita invece nel linguaggio politico. Nel contesto dello studio in oggetto il termine welfare deve essere inteso nel senso di “benessere economico dei settori interessati”o di “utilità totale per i settori interessati”.

 

1. INTRODUZIONE

Nel Novembre 2001 EuroCARE è stato incaricato di fornire alla Direzione Generale per l’Agricoltura della Commissione UE le analisi quantitative relative agli effetti di diverse opzioni per la futura riforma dell’Organizzazione Comune di Mercato (OCM) dello zucchero. I risultati di tali analisi dovrebbero costituire le basi analitiche per la preparazione della proposta della Commissione UE per la futura riforma dell’OCM zucchero.

1.1 Obiettivi dello studio

Il presente studio ha lo scopo di quantificare gli effetti che sei opzioni di riforma, delineate dalla Commissione UE, potrebbero avere nei confronti dei settori interessati della UE ed in altre zone del mondo. Come riportato nel memorandum esplicativo della Commissione al Consiglio, “il regime attuale e qualunque cambiamento ad esso introdotto dovranno essere attentamente esaminati in termini di effetti provocati tanto sul settore che sulle colture concorrenti, sul sostegno all’industria, sull’occupazione, sui consumatori, sulle Regioni più Lontane, sui Paesi Meno Avanzati e sui Paesi in Via di Sviluppo, mediante anche un confronto complessivo costi/benefici”.

1.2 Opzioni da esaminare

Come stabilito dalla Commissione UE, il presente studio valuterà le sei opzioni di riforma sulla base di una modellizzazione, sia in termini assoluti, che in relazione allo scenario di riferimento. Tali opzioni dovrebbero essere applicate al mercato dal 2006/07 in avanti, per un periodo temporale di medio termine (5 anni).

Lo scenario di riferimento su cui si basa la modellizzazione è dato dal sistema così come riformato dal Regolamento n.1260/2001. Tale scenario tiene in considerazione le disposizioni preferenziali contenute nell’Accordo di Partnership ACT-EC, l’Accordo con l’India e le agevolazioni tariffarie applicate ai Paesi Meno Avanzati (PMA). Le opzioni sono, in breve, le seguenti:

Opzione 1: Riduzione delle Quote

Progressiva riduzione delle quote, al fine di rimuovere gradualmente i contributi all’esportazione e al fine di offrire opportunità di mercato a partner commerciali.

Opzione 2: Taglio al sostegno dei prezzi

Taglio al sostegno dei prezzi, al fine di rimuovere gradualmente i contributi all’esportazione e al fine di offrire opportunità di mercato a partner commerciali.

Opzione 3: “Come da Agenda 2000”

Taglio al sostegno dei prezzi, con compensazione parziale collegata alle quote.

Opzione 4: Combinazione della riduzione delle quote e del taglio al sostegno dei prezzi, con compensazione parziale

Combinazione delle Opzioni 1 e 2, con una parziale compensazione.

Opzione 5: Soppressione delle quote, associata a compensazione parziale

Inserimento della barbabietola da zucchero nel sistema “colture arabili”, compresa la misura di “set aside” obbligatorio, con soppressione delle quote, taglio al sostegno dei prezzi e compensazione parziale[1].

Opzione 6: Totale liberalizzazione del settore saccarifero

Assenza di qualunque intervento comunitario.

2. Breve descrizione del metodo analitico

La complessa natura dell’analisi degli effetti che ci è stata commissionata, preclude in modo pressoché totale la possibilità di studiare gli aspetti rilevanti della questione attraverso l’uso di un unico strumento analitico. Di conseguenza il presente studio si fonda sull’uso coordinato e complementare di diversi strumenti economici quantitativi, ciascuno adatto ad uno specifico livello di analisi. In generale l’analisi svolta segue un approccio “dall’alto in basso ”, e cioè dal contesto globale a quello della singola azienda, seppure con qualche incursione in senso contrario.

Per rappresentare il contesto globale, la presente analisi fa uso del Modello di Simulazione del Commercio Mondiale dell’Agricoltura (WATSIM), strumento capace di simulare gli effetti provocati dalle opzioni di riforma sui Paesi terzi e sul livello del prezzo internazionale.

WATSIM è un modello basato sui flussi commerciali, che considera la totalità della produzione e del commercio mondiali dello zucchero e 11 macro-regioni del mondo. Tale composizione geografica di WATSIM è stata scelta per soddisfare le esigenze del presente studio.

Nel modello inoltre, beni di differente origine geografica sono considerati sostituti imperfetti, che rispondono in maniera omogenea a cambiamenti di rapporto dei prezzi.

Per analizzare gli effetti che l’accordo EBA provocherà sulla UE e sui Paesi che ne beneficiano, è stato necessario trasformare WATSIM da modello originariamente progettato per rappresentare i flussi commerciali del “mercato mondiale”, in modello capace di rappresentare gli effetti di politiche commerciali bilaterali.

Le clausole di accesso minimo garantito ai mercati nazionali, negoziate nel corso dell’Uruguay Round, sono spesso attuate dai Paesi Industrializzati sotto forma di Quote di Accesso a Tariffa Ridotta (TRQ). Per analizzare i problemi relativi alle concessioni commerciali bilaterali per l’accesso ai mercati, WATSIM è in grado di gestire TRQ di specifiche regioni.

Altre importanti politiche commerciali prevedono prezzi d’intervento, che in WATSIM sono modellati come prezzi minimi. Il regime dei prezzi d’intervento è rappresentato mediante imposte flessibili che simulano misure di salvaguardia e, soprattutto, mediante restituzioni all’esportazione[2].

Seppure ben equipaggiato per analizzare le politiche commerciali, il modello WATSIM non è in grado di gestire opportunamente il settore saccarifero della UE e l’Organizzazione Comune di Mercato (OCM). Per procedere all’analisi di tali livelli di indagine, è perciò necessario usare il Modello di Simulazione della Politica Agricola Comune (CAPSIM). Tale modello è in grado di rappresentare il mercato saccarifero ed i mercati di altri prodotti agricoli nella UE. Grazie alla sua completa copertura, gli effetti sul reddito possono essere espressi nei termini della Contabilità Economica dell’Agricoltura (European Accounts of Agriculture). Oltre agli effetti sul benessere del consumatore ed agli effetti sul bilancio UE, questo modello consente di valutare anche gli effetti complessivi sul welfare della UE.

Sia CAPSIM che WATSIM si basano su funzioni comportamentali che presentano elasticità specifiche in accordo con la teoria microeconomica. Per i fattori esogeni, come ad esempio la produzione, si usano le tendenze. Grazie alla loro natura complementare i due modelli possono interagire tra loro: WATSIM fornisce a CAPSIM i prezzi del mercato mondiale ed i flussi delle importazioni lorde, mentre CAPSIM fornisce a WATSIM i dati relativi all’offerta risultanti dal tipo di quota e dai prezzi d’intervento dello zucchero. Un’equazione di collegamento dei prezzi fornisce il legame tra il prezzo dello zucchero e quello delle barbabietole, dati i prezzi sul mercato mondiale e le regole per la riscossione delle imposte.

I prezzi delle barbabietole da zucchero vengono usati come dati di partenza per due[3] tipi di modelli agrari di offerta che si fondano su di una struttura di ottimizzazione esplicita. Per valutare l’uso dei terreni agricoli e la composizione del raccolto negli Stati Membri a livello di NUTS 2[4], il presente studio fa uso di una versione speciale del modello di offerta basato sull’attività CAPRI (modello per lo studio degli Effetti Regionali della Politica Agricola Comune). Questa versione è stata appositamente progettata per rappresentare le caratteristiche del problema decisionale dei bieticoltori, compresa la natura aleatoria della produzione ed una presunta relazione tra la futura possibilità di cessione delle quote e l’attuale uso delle quote per spiegare la presenza della produzione C[5]. Nel modello CAPSIM, i parametri di una funzione che serve a descrivere gli incentivi alla produzione di barbabietola da zucchero sono stati calibrati per simulare il comportamento di CAPRI, così da assicurare la verosimiglianza di questi modelli.

Invece, per rappresentare il contesto individuale, per prevedere cioè il comportamento della singola azienda agricola che produce barbabietola da zucchero, questo studio fa uso di modelli semplici di gestione dell’azienda. I dati così ottenuti possono essere poi aggregati con quelli dell’offerta regionale e nazionale. Questi modelli comportano essenzialmente il confronto tra i margini lordi (attesi) della barbabietola da zucchero e quelli di colture alternative, ed una regola che consenta di decidere verso quali colture più redditizie spostarsi, in accordo con le restrizioni agricole, presupponendo che i costi marginali siano costanti fino a concorrenza dei limiti della coltura successiva. Tale approccio, sebbene semplifichi in maniera considerevole i termini reali del problema decisionale a livello della singola azienda agricola, ha tuttavia il pregio di fornire previsioni attendibili, in particolare quando vengono aggregati i dati relativi a centinaia di aziende del circuito FADN. Tuttavia la linearità dei vincoli/limiti e l’esogeneità di tutti i prezzi possono tendere, entro certi limiti, a gonfiare i risultati previsti nel contesto di un approccio normativo. In ogni caso, questo tipo di analisi condotta a livello di singola azienda agricola è l’unico possibile per studiare gli effetti del commercio delle quote. Inoltre tale analisi assicura che i modelli con aggregazione maggiore si basino su dati certi (prezzi delle barbabietole nell’anno base e quote regionali) e consente di effettuare controlli incrociati sui loro presupposti e risultati.

Infine, esistono alcuni aspetti rilevanti del problema che non sono facilmente inquadrabili nella struttura dei modelli formali. Perciò per descrivere la competitività internazionale dell’industria della trasformazione, le relazioni interprofessionali e il problema specifico dei dolcificanti si usano in modo flessibile studi speciali. Inoltre si usano studi speciali per bilanciare la metodologia formale dei modelli su larga scala e per verificare la loro attendibilità.

Il diagramma di flusso in Figura 2-1 evidenzia i compiti degli strumenti analitici scelti, ed in particolare la loro interazione nel presente studio.

Figura 2-1:          Interazioni dei modelli

3. ORIGINE DEI DATI

3.1 Mercati europei

CAPRI e CAPSIM si basano principalmente su dati EUROSTAT (ZPA1, COSA e PRAG). Le incoerenze classiche[6] della base di dati vengono eliminate all’interno di un pre-modulo chiamato COCO che impone completezza e coerenza[7]. Esso fornisce informazioni sui livelli di attività, sugli equilibri di mercato, sui prezzi, o sulla produzione a livello nazionale. I dati regionali usati nel modello CAPRI provengono dal database REGIO di EUROSTAT e sono poi integrati e resi coerenti con i dati nazionali. Informazioni relative agli strumenti usati dalla politica agricola, come premi, tassi di set-aside, o prezzi istituzionali, sono tratti dai regolamenti pubblicati dalla Commissione.

I modelli per la singola azienda agricola si basano direttamente su dati FADN, usando informazioni relative all’allocazione delle colture, ai prezzi di cessione delle quote delle aziende agricole[8], ai costi di produzione o all’investimento del capitale.

Gli studi speciali relativi all’attività di trasformazione, ai dolcificanti e alle relazioni inter-professionali si basano sulle statistiche nazionali, sui dati forniti delle associazioni nazionali saccarifere e su ricerche specifiche.

Una delle variabili chiave, cioè i prezzi delle barbabietole da zucchero usati nei modelli, si basa su uno studio condotto tra le industrie di trasformazione di quasi tutta la UE.

Tutti i modelli si basano anche sulle cosiddette stime e presupposti esperti. Per quanto riguarda il comparto saccarifero, i più importanti sono:

- Le aspettative dei coltivatori sulle riduzioni o aumenti di quote

- Margini di trasformazione costanti

3.2 Dati relativi al Mercato Mondiale (Paesi terzi) [9]

Il database di WATSIM è costituito di due parti.

A) Database non spaziale (NSDB): il database non spaziale (NSDB) per il sistema di modellizzazione WATSIM contiene dati estratti dagli archivi di FAOSTAT, USDA, Banca Mondiale e OECD. Le serie storiche comprendono gli anni dal 1961 al 1997, con dati aggiuntivi (sebbene incompleti) per il 1998 e 1999, che consentono di usare il 1999 come anno base per il modello. La parte più importante del database non-spaziale contiene dati forniti dalla FAO riguardanti l’utilizzo dei terreni e la produzione regionali, SUAs (equilibrio tra offerta e domanda), i prezzi di import/export e il commercio. Anche gli indici di crescita della popolazione provengono dagli archivi FAO. I dati FAO, dove possibile, sono integrati con i dati USDA. I dati sul reddito regionale pro-capite forniti dalla Banca Mondiale, ed i dati relativi alle politiche agricole forniti dall’OECD completano il database non spaziale di WATSIM.

B) Database spaziale (SDB): Il sistema è stato ampliato con un database spaziale (SDB), che comprende i flussi commerciali bilaterali che si muovono tra le regioni di WATSIM. La base di dati COMTRADE, pubblicata dalla Divisione di Statistica delle Nazioni Unite, costituisce la fonte dei dati necessari relativi ai flussi commerciali del database spaziale di WATSIM. Per elaborare i dati grezzi relativi ai flussi commerciali si è impiegato un controllo di coerenza, per assicurare che i flussi di scambio riportati in COMTRADE siano coerenti con i dati forniti dalla FAO e dall’USDA.

Il problema principale che si incontra nell’accorpare differenti fonti di dati è che la definizione di prodotto varia da una fonte all’altra. Per il sistema di modellizzazione comunque, i dati sono stati aggregati ad un livello specifico e ne è poi stata verificata la coerenza in modo da creare uno scenario di riferimento affidabile. Per un’ulteriore aggregazione dei dati COMTRADE con i livelli di aggregazione regionale e merceologica usate da WATSIM, vengono utilizzati fattori di conversione dettagliati. Grazie alla cooperazione con la Direzione Generale per l’Agricoltura, il database SDB di WATSIM include ora dati aggregati opportunamente per tutti i beni del modello WATSIM.

Un altro problema sorge dall’assenza di dati corretti relativi ai prezzi interni dei Paesi non membri dell’OECD. Finché non saranno disponibili informazioni ulteriori, per stimare il livello regionale dei prezzi nei Paesi Terzi si dovranno usare i valori unitari del commercio derivati dai valori e dalle quantità commerciali fornite dalla FAO.

4.  FATTORI DETERMINANTI E CONSEGUENTI SCENARI DI RIFERIMENTO

4.1  Principali fattori determinanti

Qualsiasi analisi di impatto richiede un parametro di valutazione con il quale misurare gli effetti delle opzioni della politica considerata. Nel presente studio la naturale situazione di riferimento sarebbe quella dell’andamento normale degli scambi (“business as usual”) o, meglio, normale per quanto possibile nella struttura dell’esistente OCM zucchero. Infatti alcune nuove circostanze, provenienti principalmente dall’ambiente esterno, minacciano la stabilità futura dell’attuale OCM zucchero:

·       Il fatto più importante è che lo zucchero è incluso nel programma EBA (“Everything But Arms”, cioè “Tutto Tranne Armi”) della UE a partire dall’anno 2000, con il quale si consente ai 48 Paesi Meno Avanzati del mondo (PMA) di immettere sul mercato UE, senza pagare dazi doganali, quantitativi di merci equivalenti al totale della produzione nazionale del Paese beneficiario. Mentre le importazioni in questi Paesi sono ad oggi per lo più trascurabili, e il pieno accesso ai loro mercati verrà consentito solo a partire dal 2009, le importazioni provenienti da questi Paesi superano anche i 2 milioni di tonnellate di zucchero (vedi oltre). Circa 300.000 tonnellate di queste importazioni aggiuntive sostituirebbero il cosiddetto “Zucchero a Preferenza Speciale”, ma ciò ridurrebbe anche la capacità di esportazione con rinuncia al WTO di un quantitativo equivalente.

·       Un recente accordo preferenziale è stato inoltre concluso con i Balcani Occidentali. Infatti, dal momento che già prima dello scioglimento della Yugoslavia la produzione totale non era trascurabile (più di 900.000 t), e dal momento che in tempi recenti le importazioni stanno crescendo notevolmente, la UE deve fare fronte a significativi aumenti delle importazioni da quest’area geografica.

·       Infine le importazioni di fruttosio dai Paesi del Mediterraneo sono in crescita, e si stima che sostituiranno circa 100.000 tonnellate di consumo di zucchero.

E’ difficile valutare quale sia l’esatta portata di questi fattori esterni di pressione. Essa dipende, tra l’altro, dallo sviluppo delle infrastrutture commerciali nei 48 PMA. Vista la situazione di grande incertezza, si è deciso di condurre un’analisi di sensitività relativa alle conseguenze provocate da una maggiore o minore reattività delle importazioni dai PMA, conseguente alla modifica dei sostegni (vedi oltre). Questo studio valuterà inoltre le conseguenze provocate da tagli ulteriori ai limiti delle esportazioni sovvenzionate, così come ci si può attendere dal Doha Round del WTO attualmente in corso.

Naturalmente le conseguenze, più che i problemi commerciali, sono rilevanti ai fini dell’andamento dello scenario di riferimento. In generale si può dire che la struttura attuale della PAC è determinata dall’entrata in vigore delle decisioni di Agenda 2000, che vengono usate come dati di immissione per il modello, come descritto in Witzke 2003[10]. Le variabili esogene sono le seguenti:

·           La domanda di zucchero nella UE è in leggera diminuzione (-0.2% p.a.) perché l’elasticità del reddito è bassa e perché una parte dell’aumento della domanda di dolcificanti è diretto verso dolcificanti non a base di zucchero. Invece in altre regioni del mondo la domanda è in crescita (2.1% p.a.);

·       La produzione (in aumento nella UE di uno 0.8% p.a. per le barbabietole da zucchero) e certe variabili esogene (superfici totali, superfici a colture erbacee) sono di solito valutati usando gli indici di crescita sul nostro database. Invece in altre regioni del mondo la produzione di zucchero sta registrando un aumento maggiore (+1.8% p.a.).

Mentre la disponibilità di terreni è pressoché costante a livello globale (-0.001% p.a.), la domanda e l’offerta di zucchero crescono in maniera simile, facendo supporre che il movimento del prezzo internazionale sarà modesto.

4.2 Analisi di sensitività

Gli scenari di sensitività precedentemente menzionati sono caratterizzati principalmente dall’ambiente commerciale che l’Unione Europea potrebbe incontrare durante il periodo di simulazione. Noi suggeriamo uno scenario intermedio, uno scenario pessimistico ed uno ottimistico riguardanti le ripercussioni della riforma sull’OCM zucchero:

1.     Scenario intermedio: alti livelli di importazioni dai Paesi dell’Accordo EBA e dai Balcani Occidentali, ma nessuna riduzione ulteriore dei limiti alle esportazioni imposte dal WTO[11].

Lo scenario intermedio presuppone elasticità commerciali dello zucchero piuttosto alte, determinanti un incremento delle importazioni totali della UE da 1.74 a 4.35 milioni di tonnellate. Di queste, 2.56 milioni di tonnellate provengono dai PMA, e 0.57 milioni da altre regioni del mondo inclusi i Balcani Occidentali. Il resto proviene quasi interamente dai Paesi ACP (1.21 milioni di tonnellate).

2.     Scenario pessimistico: alti livelli di importazioni dai Paesi dell’Accordo EBA e dai Balcani Occidentali, e riduzioni ulteriori dei limiti alle esportazioni imposte dal WTO[12].

Lo scenario pessimistico prevede lo stesso aumento delle importazioni provenienti dai Paesi EBA e dai Balcani Occidentali, a cui comunque si aggiunge un ulteriore taglio ai limiti delle esportazioni WTO rilevanti di 0.57 milioni di tonnellate, equivalenti al 45% degli impegni finali assunti nel corso dell’Uruguay Round, tenendo conto che per il mercato dello zucchero ciò che è rilevante è il limite di bilancio imposto dal WTO. Queste caratteristiche sono state scelte con l’intento di definire i possibili esiti del Doha Round attualmente in corso. Si è comunque evitato di fare pronostici ulteriormente approfonditi riguardo a quale potrebbe essere il risultato delle discussioni affrontate in sede di WTO, pronostici basati per esempio su considerazioni di economia politica, e abbiamo evitato anche le supposizioni riguardanti i risultati del Doha Round relativi ai partner commerciali, come per esempio gli USA.

3.     Scenario ottimistico: minori livelli di importazioni dai Paesi dell’Accordo EBA e dai Balcani Occidentali, ma nessuna riduzione ulteriore dei limiti alle esportazioni imposte dal WTO[13].

Lo scenario ottimistico presuppone minori elasticità commerciali dello zucchero. In questo scenario le importazioni di zucchero della UE raggiungerebbero “solo” quota 2.84 milioni di tonnellate, di cui quelle dai PMA sarebbero solo 1.3 milioni, e cioè una quantità di zucchero inferiore a quella da loro potenzialmente prodotta. Mentre i Paesi ACP riescono a raggiungere la propria quota, le quote degli altri importatori diminuiscono per effetto delle minori importazioni dai Balcani Occidentali rispetto allo scenario intermedio.

La tabella 4.2-1 mostra i dettagli relativi ai vari scenari. Mentre lo scenario ottimistico vede minori importazioni di zucchero a preferenza speciale da parte della UE, lo scenario pessimistico mostra una situazione in cui la UE è costretta a ridurre le proprie esportazioni.

Tabella 4.2-1:   Origine e quantità delle importazioni di zucchero nella UE: scenari alternativi di riferimento (1000 t)

Paese

1999 Base

2011 - Intermedio

2011 - Ottimistico

2011 - Pessimistico

Paesi in entrata

7.17

6.86

16.6

7.13

PMA

82

2560.76

1296.97

2567.62

Paesi ACP

1536.7

1212.70

1212.70

1212.70

Tutti gli altri

120.81

567.08

311.74

567.42

Totale importaz. UE

1746.68

4347.40

2838.01

4354.87

Esportaz. UE sovvenzionate

 

2606.00

2606.00

2033.00

Il confronto tra i dati sull’importazione e sull’esportazione nei PMA (vedi Allegato I) mostra che la maggior parte delle esportazioni aggiuntive verso la UE provenienti dai PMA sarà sostituita sui mercati degli Stati Membri da importazioni provenienti da altri paesi, soprattutto dal Brasile e dagli “altri esportatori” di zucchero (Tailandia, Australia, Cuba). Di conseguenza i maggiori esportatori di zucchero del mondo beneficerebbero indirettamente anche dall’accordo EBA.

I risultati mostrati sopra, relativi alle importazioni ed al prezzo medio aggregato sul mercato mondiale (vedi l’Allegato I per i dettagli su tale prezzo aggregato e sui prezzi spot) sono stati usati come dati di immissione per le relative simulazioni nel modello CAPSIM. I risultati di tali simulazioni offrono la seguente rappresentazione del mercato UE.

Tabella 4.2-2:   Riepilogo del mercato saccarifero UE nelle tre situazioni di riferimento

 

Base

Previsioni 2011

 

1998

Intermedio

Ottimistico

Pessimistico

Diritti di quota

14592

11210

12718

10619

Produzione interna

17181

14589

15417

14239

Produzione in quota

14528

11104

12615

10512

Produzione C

2653

3485

2802

3726

Importazioni

1741

4348

2841

4355

Offerta totale (1000 t)

18922

18937

18257

18594

Domanda interna

13046

12694

12696

12693

Esportazioni

5876

6243

5561

5901

Esportazioni C

2653

3485

2802

3726

Esportazioni sovvenzionate, rilevanti WTO

1332

1219

1219

640

Esportazioni sovvenzionate, non rilevanti WTO

1741

1387

1387

1387

Non sovvenzionate

150

153

154

149

Domanda totale (1000 t)

18922

18937

18257

18594

Prezzo dello zucchero UE (€/t)

688.9

689.2

689.1

689.2

Prezzo della barbabietola da zucchero A (€/t)

50.4

52.6

52.5

52.6

Prezzo della barbabietola da zucchero B (€/t)

40.5

52.7

52.6

52.7

Prezzo della barbabietola da zucchero C (€/t)

15.5

18.3

17.8

18.4

Prezzo sul mercato mondiale (€/t)

213.2

243.7

283.4

244.7

Gli scenari di riferimento intermedio, ottimistico e pessimistico richiedono rispettivamente tagli di quota del 23%, 13% e 27% per adattarsi ai supposti limiti imposti dal WTO. Tagli di quota maggiori incrementerebbero, entro certi limiti, la produzione di barbabietola C, produzione che trae anche vantaggio da un più alto livello del prezzo internazionale. Le esportazioni sovvenzionate non rilevanti al WTO corrispondono a importazioni dai Paesi ACP per la stessa quantità. Si prevede che le esportazioni non sovvenzionate di certe quantità ad alto tasso di lavorazione eccedenti la produzione in quota, si aggireranno attorno a 0.15 milioni di tonnellate.

La parte inferiore della tabella mostra anche che, negli scenari di riferimento, i prezzi delle barbabietole in quota aumentano perché i tagli di quota riducono la produzione in quota al di sotto del livello della domanda nazionale, e per effetto dell’eliminazione delle imposte. Il costo delle esportazioni sovvenzionate sopra riportato dovrebbe perciò essere sopportato dal bilancio UE. Le quote vengono ridotte secondo un fattore di “declassamento” che comporta riduzioni maggiori nei Paesi con quote relativamente alte di barbabietola B. Ciò si può vedere chiaramente nella figura seguente, in cui si evidenzia anche il ruolo giocato dai singoli Stati Membri nel generare l’offerta complessiva di zucchero della UE (Figura 4.2-1).

Figura 4.2-1:       Quote dello zucchero nell’anno base (1997/99) e nello scenario di riferimento intermedio (2011)

La successiva Figura 4.2-2 rappresenta la percentuale di produzione di barbabietole sul totale dei terreni utilizzati per l’agricoltura, percentuale che nello scenario di riferimento supera il 7% solo nelle regioni maggiori produttrici di barbabietole.

Figura 4.2-2:       Percentuale di terreni coltivati a barbabietola da zucchero sul totale di terreni utilizzabili per l’agricoltura nello scenario intermedio (2011)

Nota:      Le variabili (percentuali o indici di crescita) sono illustrate nelle cartine del presente lavoro con colore di intensità crescente. La relazione precisa tra la variabile e l’intensità del colore è rappresentata a destra della cartina con un grafico del tipo a distribuzione cumulativa.

Il reddito agricolo totale delle regioni maggiori produttrici risente in maniera piuttosto sensibile delle politiche adottate per il settore saccarifero (vedi oltre, ed inoltre la parte relativa al modello CAPRI nell’Allegato II). In ogni caso lo sviluppo complessivo del settore agricolo e il bilancio della UE risentono in maniera evidentemente maggiore degli effetti dei provvedimenti contenuti in Agenda 2000 e dell’andamento degli indici di lungo periodo (Tabella 4.2-3).

Tabella 4.2-3:   Sviluppo degli indicatori di reddito (in milioni di euro) per gruppi economici

 

Base

1997/99

2011- Intermedio

% di crescita

2011-Ottimistico

% di crescita

2011-Pessimistico

% di crescita

Valore netto aggregato aggiunto ai fattori di costo

117518

136739

16%

137184

17%

136381

16%

   dalla barbabietola da zucchero

5177

4515

-13%

4951

-4%

4338

-16%

Entrate nette dell’industria saccarifera

1807

1578

-13%

1866

3%

1467

-19%

Spesa alimentare

509076

632075

24%

632194

24%

631887

24%

   per prodotti contenenti zucchero

50030

58368

17%

58370

17%

58367

17%

Spesa FEOGA

39766

45367

14%

45373

14%

45104

13%

   per lo zucchero

1547

1246

-19%

1264

-18%

994

-36%

   imposte sullo zucchero

733

0

-100%

0

-100%

0

-100%

Spesa netta

39033

45367

16%

45373

16%

45104

16%

Nello scenario di riferimento pessimistico le entrate dell’agricoltura derivanti dalla barbabietola da zucchero sarebbero di circa 600 milioni di euro in meno rispetto allo scenario ottimistico, situazione che viene poi aggravata dagli effetti negativi sul prezzo di altri prodotti conseguente al fatto che terreni prima destinati alla coltivazione di barbabietola da zucchero sono invece destinati ad altri usi. Tagli molto forti alle quote provocherebbero effetti decisamente negativi sull’industria saccarifera, mentre il consumatore finale ne risentirebbe in maniera lieve. La tabella mostra anche che più del 10% della spesa alimentare è destinata a prodotti contenenti zucchero, il cui valore è però generalmente determinato non tanto dal valore in sé dello zucchero grezzo in essi contenuto, quanto piuttosto dal processo di trasformazione.

Infine la parte inferiore della Tabella 4.2-3 mostra gli effetti dei vari scenari sul bilancio della UE. E’ importante notare che le previsioni di bilancio fissano i diversi tipi di spesa al loro ammontare nell’anno base, che non sono coperti dal modello CAPSIM[14], in particolare le spese della PAC del secondo pilastro che in seguito all’attuazione di Agenda 2000 sono diventate più ingenti. Comunque questo tipo di previsione “a fattori fissi” è in grado di rivelare gli effetti isolati delle politiche del primo pilastro, incluso l’OCM zucchero nelle tre situazioni di riferimento. In tutti e tre gli scenari di riferimento il peso netto dell’OCM zucchero aumenta, perché le imposte sono quasi nulle e perché le restituzioni alle esportazioni per quantità corrispondenti alle importazioni preferenziali sono finanziati esclusivamente dal bilancio UE. Comunque non si sono supposti correttivi per altre misure della PAC al fine di compensare l’aumento della spesa netta relativa allo zucchero. Esclusivamente dal punto di vista del bilancio UE, lo scenario pessimistico è meno grave degli altri due perché il prezzo dello zucchero sul mercato mondiale è più alto, e le esportazioni sovvenzionate sono ridotte per rispettare i limiti più stringenti imposti dal WTO (+184 milioni di euro rispetto a +472 milioni nello scenario ottimistico).

Se si osserva solamente il reddito dei bieticoltori, esso sembra meno alto di quello del settore agricolo nel suo complesso, perché i tagli alle quote hanno effetti molto pesanti su questo specifico settore. A causa del particolare mix di prodotti di queste aziende agricole, il valore nominale del reddito medio rimane invariato, cosa che comporta una perdita del valore reale, stante il tasso di inflazione cumulativo della UE, di circa il 27%. La seguente tabella 4.2-4 mostra anche che la percentuale di terreni che queste aziende destinano alla coltivazione di cereali cresce del 5.5% nello scenario intermedio (del 3.4%[15] e del 6.5% rispettivamente nello scenario ottimistico e in quello pessimistico). Nel settore comunque, si osserva una diminuzione dei terreni destinati a cereali in misura del 4-5%, determinato dall’aumento di terreni messi a riposo e dall’attuale diminuzione delle aree totali destinate all’agricoltura (Allegato I). Con ciò si dimostra ancora una volta che non si devono sovrastimare gli effetti prodotti delle barbabietole da zucchero sull’agricoltura nel suo insieme, anche se la situazione può essere molto diversa per le aziende agricole specializzate. La variazione nel reddito delle aziende agricole che producono barbabietola da zucchero si aggira rispettivamente tra il –1.2% e il +2.5% per gli scenari pessimistico ed ottimistico. L’iniziale calo del reddito, dovuto ad Agenda 2000 ed alla riduzione delle quote delle barbabietole, è poi ampiamente compensato dall’aumento della produzione e dalla crescita del prezzo prevista fino al 2011.

Tabella 4.2-4:       Aziende agricole che producono barbabietola da zucchero nella UE: estensione dei terreni coltivati e relativi redditi (campione FADN) negli scenari di riferimento

 

 

Anno base

1997-99

1000 ha

Anno 2011-Intermedio

1000 ha

Variazione

%

Anno 2011 -

Ottimistico

1000 ha

Variazione

%

Anno 2011 -Pessimistico

1000 ha

Variazione

%

Barbabietole da zucchero A

1376

-450

-32.7

-325

-23.6

-496

-36.1

Barbabietole da zucchero B

290

-102

-35.3

-74

-25.6

-115

-39.6

Barbabietole da zucchero C

366

+30

+8.1

+40

+11.0

0

+0.1

Tot. barbabietole da zucchero

2032

-523

-25.7

-356

-17.5

-609

-30.0

Cereali

8013

+445

+5.5

+299

+3.7

+521

+6.5

Altre colture

2886

+78

+2.7

+57

+2.0

+89

+3.1

 

€/azienda

€/azienda

%

€/azienda

%

€/azienda

%

Reddito

29177

-87

-0.3

+742

+2.5

-351

-1.2

Infine possiamo dare uno sguardo più approfondito all’industria della trasformazione. La Tabella 4.2-5 mostra i principali fattori che determinano il profitto previsto dell’industria saccarifera.

Tabella 4.2-5:   Ammontare del profitto e numero di zuccherifici per l’industria saccarifera UE nell’anno base e nelle tre situazioni di riferimento

 

 

Anno base

1997-99

2011

Intermedio

 

%

di crescita

2011

Ottimistico

%

di crescita

2011

Pessimistico

%

di crescita

Entrate dell’industria

Mio €

10574

8499

-20%

9359

-11%

8154

-23%

Costi delle barbabietole

Mio €

5024

4364

-13%

4791

-5%

4191

-17%

Imposte

Mio €

733

0

-100%

0

-100%

0

-100%

Costi di trasformazione

Mio €

3011

2557

-15%

2702

-10%

2495

-17%

Profitto

Mio €

1807

1578

-13%

1866

3%

1467

-19%

Zuccherifici

161

137

-15%

144

-10%

133

-17%

Dal momento che non è possibile reperire dati affidabili relativi ai costi medi di trasformazione, abbiamo applicato un costo costante stimato in 175 euro per tonnellata di zucchero[16] in modo tale che le differenze nei costi totali di trasformazione derivano direttamente dai differenti livelli di offerta di zucchero sui mercati nazionali (Tabella 4.2-5). Il reddito dell’industria diminuisce in maniera più che proporzionale rispetto alla diminuzione della quantità prodotta, perché il reddito medio diminuisce all’aumentare della percentuale di zucchero C prodotto. I costi delle barbabietole variano in funzione della quantità prodotta e del valore medio, che a sua volta è determinato dal comportamento presunto del prezzo per l’industria saccarifera (vedi Allegato II). In tutti gli scenari si presuppone che non ci sia imposizione fiscale, il che comporterebbe un aumento del reddito dei coltivatori e delle industrie di trasformazione, se allo stesso tempo le quote non fossero ridotte. La somma totale di tutte le determinanti dà come risultato il profitto stimato dell’industria saccarifera. L’ultima riga della tabella mostra gli effetti sul numero di zuccherifici, supponendo che nel settore si registri la chiusura di quell’esatto numero di impianti, necessario per  mantenere la produttività di base e la produttività per stabilimento. Nel caso in cui l’attività di raffinazione aumenti, essendo aumentata la quantità di zucchero grezzo importato negli scenari di riferimento, gli zuccherifici rimanenti sarebbero per lo più usati per aumentarne la produttività. Perciò, l’aumento dell’attività di raffinazione non impedirà che nel settore venga chiuso un considerevole numero di zuccherifici. L’attività di raffinazione comunque sarà vantaggiosa solo per gli zuccherifici che hanno accesso ai porti, causando così differenze tra le regioni nella possibilità di adattamento.

Nello scenario intermedio, in seguito alla destinazione a cereali ed altre colture di quasi 500.000 ettari di terreno prima destinati alla barbabietola da zucchero, la domanda d’impiego in agricoltura diminuisce di 5.398 posti di lavoro. Inoltre la chiusura degli zuccherifici, determinata da una riduzione del 15% nell’offerta di barbabietole, genera la perdita di 4.725 posti di lavoro nel settore della trasformazione e di circa 10.868 posti di lavoro nei settori collegati, come ad esempio in quello dei trasporti ed altri. L’effetto complessivo sull’occupazione perciò potrebbe tradursi in una perdita di più di 20.000 posti di lavoro. Poiché la raffinazione dello zucchero è attività che richiede meno manodopera rispetto alla produzione di barbabietola da zucchero (circa il 25% in meno), e l’impianto può lavorare per tutto l’anno (circa quattro volte quello della produzione di barbabietola da zucchero), gli effetti sull’occupazione sono minimi. Presupponendo che l’attività di raffinazione sia in crescita, si conserveranno circa 1.000 posti di lavoro di cui 300 nel settore della trasformazione e 700 nei settori collegati.

Tabella 4.2-6    Scenario di riferimento – Occupazione

Occupazione

Anno base

1997-99

Anno 2011 -Intermedio

Anno 2011 – Anno base 1997/99

Anno 2011-Ottimistico

Anno 2011 – Anno base 1997/99

Agricoltura1)

Posti di lavoro

34611

29213

-5398

29213

-5398

Trasformazione2)

Posti di lavoro

31294

26568

-4725

26568

-4725

Settori collegati3)

Posti di lavoro

71975

61107

-10868

61107

-10868

Totale

Posti di lavoro

137879

116888

-20992

116888

-20992

1)   Presupposto: domanda di manodopera in agricoltura: barbabietole da zucchero 25 ore/ettaro, colture concorrenti: 8 ore/ettaro; 1500 ore/unità di manodopera

2)            Unità di manodopera a tempo pieno. Fonte: Comitato Europeo dei Fabbricanti di Zucchero (CEFS), 2000, Bruxelles

3)            Presupposto: 2.3 posti di lavoro per unità di manodopera nell’industria della trasformazione. Fonte: Comitato Europeo dei Fabbricanti di Zucchero (CEFS), 2000, Bruxelles

4.3 Conclusioni preliminari

Visti i risultati sopra riportati, è piuttosto evidente il motivo per cui l’adattamento all’aumento delle importazioni con il concetto di “business as usual” non può essere molto soddisfacente. Il problema di far fronte all’aumento delle importazioni può essere risolto nell’OCM zucchero solo a costi elevati:

        I redditi dell’agricoltura e dell’industria saccarifera resteranno invariati oppure diminuiranno, a seconda dello scenario di riferimento verso cui evolverà in futuro la situazione attuale.

        Il prezzo pagato dai consumatori UE per prodotti contenenti zucchero continuerà ad essere molto più alto di quello del mercato mondiale.

        L’onere finanziario si sposterà dai produttori sul bilancio dell’Unione Europea.

Inoltre non è affatto chiaro se le concessioni WTO supposte nello scenario pessimistico siano le peggiori possibili. In particolare, se i partner commerciali faranno pressioni per adottare correttivi in altre aree della PAC, è possibile che l’Unione Europea risponda con proposte audaci per l’OCM zucchero. Tali proposte sono incluse tra le opzioni che saranno considerate in seguito, nella parte principale del presente lavoro.

5. EFFETTI SUI SETTORI INTERESSATI

5.1 Opzione 1: Riduzione delle quote

5.1.1 Descrizione della misura e sua applicazione

L’opzione 1 prevede una progressiva riduzione delle quote per rimuovere gradualmente le restituzioni all’esportazione e per offrire opportunità di mercato a partner commerciali. Inizialmente si era pensato di analizzare tre stadi di riduzione progressiva delle quote:

1) Eliminare le sovvenzioni all’esportazione di zucchero prodotto nella UE ma mantenere le sovvenzioni all’esportazione di una quantità equivalente alle importazioni ACP.

2) Eliminare qualunque sovvenzione all’esportazione.

3) Eliminare le esportazioni di zucchero C per offrire opportunità di mercato ai partner commerciali.

Comunque dalla Tabella 4.2-2 si vede che i tagli di quota operati in tutte e tre gli scenari di riferimento sono sufficienti per ridurre il livello delle esportazioni sovvenzionate al di sotto del livello delle importazioni. Per dirla diversamente, l’intera quantità di esportazioni sovvenzionate nelle situazioni di riferimento è coperta da importazioni equivalenti dai PMA e non sono più presenti contributi all’esportazione per produzioni in quota eccedenti la domanda interna. Il primo stadio di progressiva riduzione delle quote perciò si realizza già nello scenario di riferimento, e quindi restano da analizzare solo le fasi 2 e 3. Si sono perciò applicati i seguenti due casi all’analisi quantitativa dell’Opzione 1:

Opzione 1a: Ulteriore taglio alle quote di un 23.6%, secondo la chiave di “declassamento” nello scenario di riferimento intermedio. Tale percentuale è risultata sufficiente per eliminare completamente le esportazioni sovvenzionate, ma la produzione di zucchero C destinata all’esportazione aumenterebbe (Tabella 5.1-1).

Opzione 1b: Una “super tassa” applicata assieme alla riduzione delle quote previste nell’Opzione 1a, per ridurre il prezzo effettivo delle barbabietole C praticamente a zero e lasciare il mercato UE delle esportazioni ai concorrenti stranieri. Per evitare che la produzione di barbabietole C a prezzo zero venga usata al solo scopo di tutelarsi nei confronti di quote che non vengono raggiunte a causa di cattivi raccolti, questa misura deve essere accompagnata dalla possibilità di spostare i diritti in quota da una campagna di raccolta all’altra, cosicché tale strategia diventa inutile.

L’Opzione 1b comporta alcune modifiche dell’OCM zucchero, ma qualche cambiamento diventerebbe molto probabile se le quote fossero ridotte al di sotto del livello dell’Opzione 1a[17]. In aggiunta a queste Opzioni di base, verranno analizzati anche gli effetti del commercio delle quote tra gli Stati Membri (NUTS0) e tra le regioni (NUTS2).

5.1.2 Effetti sul mercato UE e sui mercati internazionali

Gli effetti sul mercato sono causati dai tagli di quota, che riducono l’offerta nazionale in misura diversa a seconda dell’Opzione applicata (1a o 1b). Si presuppone che le quote per l’isoglucosio e l’inulina vengano ridotte in misura pari a quelle della barbabietola da zucchero, ma che gli effetti sul mercato siano trascurabili a causa della modesta entità di tali quote.

Tabella 5.1-1:   Opzioni 1a/1b – Effetti sul mercato UE

Nell’Opzione 1a, la riduzione della produzione in quota provoca principalmente un aumento della produzione di barbabietole C, cosicché l’offerta comunitaria totale decresce solo di poco più del 10%. I terreni precedentemente destinati alla coltivazione di barbabietola da zucchero vengono ora coltivati soprattutto a cereali, ma in  parte anche a patate e ortaggi, cosa che determina una certa riduzione dei prezzi di mercato.

Nell’Opzione 1b, la produzione di zucchero C scompare in seguito all’applicazione della super tassa, provocando una forte riduzione dell’offerta comunitaria di zucchero, superiore al 40%. Questo fenomeno aggrava gli effetti sul prezzo dello zucchero nel mercato interno e su quello internazionale, prezzo quest’ultimo che aumenta del 3% rispetto allo scenario intermedio.

Tabella 5.1-2:   Opzioni 1a/1b – Provenienza delle importazioni UE (1000 t)

Nota:      Una reiterata azione di coordinamento tra CAPSIM e WATSIM potrebbe originare dati relativi all’importazione leggermente differenti da quelli descritti nella Tabella 5.1-1 e 5.1-2

La tabella 5.1-2 mostra che le importazioni UE dai PMA sono in leggera crescita, mentre le importazioni UE da altre regioni del mondo sono in effetti tenute sotto controllo dalle barriere doganali. Crescerebbero anche i flussi delle esportazioni provenienti dai Paesi maggiori esportatori di zucchero, soprattutto nell’Opzione 1b quando essi sostituiscono la produzione UE di zucchero C in molti mercati (vedi Allegato II, sezione WATSIM).

Premesso che le Opzioni 1a e 1b si distinguono per i diversi obiettivi di riduzione delle esportazioni, la seguente Tabella 5.1-3 mostra l’incidenza dei correttivi necessari al punto di partenza, cioè allo scenario di riferimento.

Tabella 5.1-3:   Risposta del mercato UE all’applicazione dell’Opzione 1a agli scenari di riferimento

Per definizione, nello scenario pessimistico le esportazioni sovvenzionate sono inferiori rispetto agli altri due, e di conseguenza i tagli alle quote sono meno drastici. Lo scenario ottimistico è caratterizzato da una produzione relativamente bassa di zucchero C, che crescerà considerevolmente in conseguenza di ulteriori tagli di quota. Nonostante queste differenze, l’ultima riga della Tabella mostra che, almeno per ciò che riguarda l’aumento provocato sul prezzo internazionale dello zucchero, le tre situazioni di partenza non differiscono molto quanto agli effetti che ne risultano.

5.1.3 Effetti complessivi sui settori UE interessati

Come ci si può aspettare, la riduzione delle quote porta a significativi risparmi sul bilancio UE, grazie alla scomparsa delle restituzioni all’esportazione. Le perdite per l’industria saccarifera sono notevoli sia in termini assoluti che relativi (Tabella 5.1-4), mentre la perdita per l’agricoltura è modesta. Le perdite invece aumentano nell’Opzione 1b, a causa del calo del prezzo di patate e ortaggi. Per quanto riguarda gli effetti sull’industria saccarifera, l’Opzione 1b risulta preferibile all’Opzione 1a, perché la produzione di barbabietole C è essenzialmente considerata poco redditizia (vedi paragrafo 5.1.6). Queste differenze nei profitti dell’industria saccarifera sono anche all’origine del modesto aumento del welfare tra l’Opzione 1a e 1b. In questa e nelle altre Opzioni, a chi scrive non è sembrato opportuno scorporare i benefici per il consumatore finale da quelli dell’industria alimentare. Infatti la teoria macroeconomica suggerisce che la competizione imperfetta nell’industria alimentare, se associata a rendimenti di scala crescenti, può anche causare una più alta trasmissione del prezzo rispetto a quella che si ottiene da rendimenti di scala costanti in una situazione di concorrenza perfetta (McCorriston, Morgan, Rayner 2001)[18]. Uno studio empirico più approfondito sulla trasmissione del prezzo nei prodotti alimentari è in fase di preparazione, ma non era ancora disponibile al momento della stesura del presente studio. Piuttosto che usare percentuali meramente supposte, per esempio del 50%, della distribuzione dei benefici tra industria alimentare e consumatori finali, si è preferito indicare nelle Tabelle solo la somma totale dei due.

Tabella 5.1-4   Opzioni 1a/1b – Effetti sul Welfare

 

 

Opzione 1 a-

Riferimento

 

in %

Opzione 1b-

Riferimento

 

in %

Agricoltura

Mio €

-795

-0.58%

-1189

-0.87%

Industria saccarifera

Mio €

-484

-30.7%

-310

-19.6%

Consumatori finali/ Industria alimentare

Mio €

256

0.04%

696

0.11%

Risparmi sul bilancio UE

Mio €

1091

-2.40%

1023

-2.26%

Welfare complessivo

Mio €

67

 

221

 

Nota: I benefici relativi per i consumatori/industria alimentare sono espressi in percentuale sulla spesa alimentare

La seguente Tabella 5.1-5 dà conferma del fatto che lo scenario di riferimento influisce sugli effetti totali provocati sul welfare e sugli effetti distributivi sui diversi settori interessati.

Tabella 5.1-5:   Valutazione degli effetti sul Welfare UE all’applicazione dell’Opzione 1a agli scenari di riferimento

 

 

Opzione 1 a-

Intermedio

Opzione 1a-

Ottimistico

Opzione 1a-

Pessimistico

Agricoltura

Mio €

-795

-789

-626

Industria saccarifera

Mio €

-484

-503

-377

Consumatori finali/ Industria alimentare

Mio €

256

252

202

Risparmi sul bilancio UE

Mio €

1091

1109

844

Welfare complessivo

Mio €

67

70

44

Perciò, visti i limiti di tempo e spazio del presente studio, si è deciso di limitare l’analisi che segue allo scenario intermedio. Indagini più approfondite degli effetti saranno opportune allorché lo scenario della politica agricola avrà preso una forma più delineata.

5.1.4  Effetti sulla distribuzione regionale della produzione della barbabietola da zucchero nella UE

La Figura 5.1-1 illustra gli effetti sulle regioni relativi all’estensione dei terreni coltivati a barbabietola da zucchero (a livello di NUTS 2) nell’Opzione 1a.

Figura 5.1-1:       Riposta regionale delle aree coltivate a barbabietola da zucchero nell’Opzione 1a (2011)

Le più toccate dalla riduzione delle quote sono alcune regioni di Italia e Grecia, e i Paesi maggiori produttori di zucchero, cioè Francia e Germania. Le differenze tra una regione e l’altra sono dovute in parte al fattore di declassamento. Ma in alcuni Paesi, come l’Italia, la situazione è davvero molto eterogenea. In Italia infatti, ci sono un paio di regioni che producono quantitativi considerevoli di barbabietole C, mentre le altre hanno produzioni per lo più in quota o persino al di sotto. In alcune regioni predomina la tipica produzione di barbabietole C (Emilia Romagna, Puglia) (vedi Allegato I), mentre in altre regioni la produzione non raggiunge nemmeno la quota loro assegnata (Toscana, Marche). Queste differenze si riscontrano meno facilmente in Paesi dove la produzione è più omogenea, come Germania e Francia, ma si possono riscontrare anche in Spagna.

Le differenze regionali per quanto riguarda gli effetti sull’estensione dei terreni coltivati a barbabietola da zucchero all’interno di un Paese, dipendono principalmente dalla competitività relativa della produzione della barbabietola rispetto alle altre colture. Nelle regioni contrassegnate in verde scuro dei Paesi Bassi (Zuid-Holland) cereali e patate sono più competitivi che in altre regioni dello stesso Paese. La loro estensione relativa è due volte superiore a quella media olandese. Lo stesso vale per due regioni contrassegnate in verde della Spagna (Castilla-La Mancha e Castilla Leon) dove i cereali sono più competitivi che nel resto del Paese[19].

 

5.1.5 Effetti sulla singola azienda agricola

Il reddito medio annuo dei bieticoltori, che nello scenario di riferimento è di 29.093 €, diminuisce di circa il 5%. Il reddito dei bieticoltori scende sotto il livello dell’anno base. I margini lordi aggregati delle quote della barbabietola da zucchero nella UE sono in leggera diminuzione. La produzione di barbabietola C cresce fino a raggiungere il 35% della produzione totale di barbabietole, a causa della destinazione a barbabietola C dei terreni prima destinati alla produzione di barbabietole in quota nelle zone molte produttive (vedi Allegato I).

Nell’Opzione 1b il reddito decresce solo del 4%. La perdita di profitto è inferiore a quella che si registra nell’Opzione 1a, perché la produzione non economicamente vantaggiosa di barbabietole dovrebbe cessare, se la variabilità dei raccolti riesce ad essere compensata attraverso il trasferimento di diritti sulle quote da un anno all’altro.

Tabella 5.1-6:   Indicatori chiave del reddito delle aziende agricole che producono barbabietola da zucchero nella UE - Opzione 1

 

 

Riferimento

Intermedio

Opzione 1a

 

Opzione 1a-

Riferimento

Opzione 1b

Opzione 1b-

Riferimento

Prezzo barbabietole A

€/t

55

55

0%

55

0%

Prezzo barbabietole B

€/t

56

56

0%

56

0%

Prezzo barbabietole C

€/t

24

26

7%

0

-100%

 

 

 

 

 

 

 

Margine lordo sulle barbabietole A

€/ha

2308

2176

-6%

2176

-6%

Margine lordo sulle barbabietole B

€/ha

2429

2300

-5%

2300

-5%

Margine lordo sulle barbabietole C

€/ha

546

601

10%

-1346

-346%

Margine lordo sulle colture concorrenti

€/ha

712

586

-18%

728

2%

 

 

 

 

 

 

 

Reddito dell’azienda agricola

€/azienda

29093

27752

-5%

28022

-4%

Complessivamente la perdita di reddito è piuttosto moderata, e sarà tollerabile anche se ci saranno più disparità tra le aziende agricole in proporzione all’ampiezza dei tagli di quota, perché l’affitto dei terreni nelle zone della barbabietola da zucchero tenderà a diminuire nel lungo periodo.

Commercio delle Quote

Il diritto di proprietà sulle quote saccarifere è oggi detenuto dalle industrie che trasformano lo zucchero. Queste concludono contratti di diritto privato con i bieticoltori (c.d. diritti di consegna). I governi nazionali non possono intervenire direttamente in tali accordi, limitandosi così solo a garantire il libero scambio delle quote attraverso provvedimenti amministrativi. Comunque gli accordi tra coltivatori e industrie di trasformazione sono a breve termine e rivedibili. Gli accordi interprofessionali sulla distribuzione dei diritti di consegna delle barbabietole, in termini quantitativi o collegati alle superfici, così come la possibilità di trasferire tali diritti da una regione all’altra, variano a seconda dello Stato Membro e dell’industria saccarifera (vedi Allegato I). Nel caso in cui il diritto di proprietà sulle quote fosse inequivocabilmente trasferito sui coltivatori, essi ne trarrebbero relativamente presto un vantaggio economico.

Teoricamente il libero scambio delle quote all’interno della UE sarebbe la soluzione più efficiente. E’ prevedibile comunque che gli Stati si opporranno alla vendita delle quote, decisione questa che potrebbe causare la restrizione degli scambi tra Stati Membri. Attualmente, in molti Stati Membri, a livello di NUTS 2, si pratica già un certo scambio, e le società ne traggono profitto.

In generale la percentuale di quote scambiate e il profitto di venditori e acquirenti derivante dal commercio delle quote aumenterà con il passaggio del commercio delle quote dal livello regionale (NUTS 2) a quello nazionale (NUTS 0) e dell’intera UE (Tabella 5.1-7). D’altro canto la produzione totale di barbabietola si ridurrà a causa della parziale sostituzione di barbabietole C con barbabietole in quota.

Nello scenario di riferimento viene scambiata una percentuale di quote variabile tra il 25% e il 31%, a seconda dei limiti regionali imposti al commercio delle quote. Nella UE il profitto complessivo per venditori e acquirenti varia tra 166 e 314 Mio € (vedi Allegato I). La produzione di barbabietole diminuisce di una percentuale variabile tra il 6% e l’8%. La percentuale di quote ridistribuite a livello di NUTS 0 varia tra il 16% e il 34% a seconda dello Stato Membro considerato (vedi Allegato I). Se si considera il commercio delle quote a livello della UE, la produzione di barbabietole si sposterebbe da Paesi Bassi, Danimarca, Grecia e Irlanda soprattutto verso Germania, Austria, Gran Bretagna e Francia.

Nell’Opzione 1a, i vantaggi prodotti a livello microeconomico determinano tra Stati Membri una ridistribuzione di circa il 32% delle quote dello zucchero. Il profitto complessivo di venditori e acquirenti ammonterebbe a 240 Mio € in tutta la UE. La perdita di profitto di circa il 5% che si registra nell’Opzione 1a, potrebbe essere ridotta del 3.2% grazie al commercio delle quote. La produzione di barbabietole diminuirebbe nel caso si consentisse la commerciabilità delle quote, per effetto della parziale sostituzione di barbabietole C con barbabietole in quota. Nell’Opzione 1b (in cui la produzione di barbabietole C scompare), il commercio delle quote ha effetti positivi sulla crescita della produzione di barbabietole, per il fatto che si sfruttano completamente quote che altrimenti non sarebbero raggiunte. Il segno degli effetti della commerciabilità, tuttavia, non può essere valutato in modo solamente teorico, ma è necessario che ne venga condotta un’analisi empirica.

Tabella 5.1-7    Effetti del commercio delle quote di barbabietole – Opzioni 1a/1b

 

 

Riferimento 2011

Opzione 1a

Opzione 1b

UE

 

 

 

 

Commercio delle quote

%

31

38

38

Produzione

%

-7.6

-13.0

+4.2

Profitto

%

+4.3

+4.6

+4.5

NUTS 0[20]

 

 

 

 

Commercio delle quote

%

27

32

32

Produzione

%

-7.8

-13.3

+3.3

Profitto

%

+3.1

+3.2

+3.2

NUTS 2

 

 

 

 

Commercio delle quote

%

25

30

30

Produzione

%

-5.8

-11.8

+5.3

Profitto

%

+2.3

+2.4

+2.4

Inoltre la difficoltà a raggiungere un accordo potrebbe ridurre la propensione a vendere o ad acquistare quote rispetto alle previsioni. E’ stata comunque inclusa una stima dei costi di transazione.

 

5.1.6 Effetti sull’industria della trasformazione e sull’industria della raffinazione

Se le quote dello zucchero vengono ridotte, le industrie di trasformazione soffriranno della ridotta capacità di utilizzo degli impianti e di minori profitti, in conseguenza del passaggio dalla produzione in quota alla produzione di zucchero C (Tabella 5.1-8). Nell’Opzione 1a, il reddito complessivo dell’industria diminuisce di 1565 Mio € (18%). Supponendo che i costi di trasformazione rimangano invariati, il profitto dell’industria diminuirà di 483 Mio € (31%). Calcolando la capacità media di produzione, 16 zuccherifici della UE dovrebbero cessare la loro attività, affinché la capacità di utilizzo data rimanga costante.

L’Opzione 1b genera una riduzione del reddito dell’industria (-2822 Mio €, cioè -33%) maggiore di quella generata dall’Opzione 1a, per effetto di un decremento del 43.5% nell’offerta di barbabietole. Attraverso l’adattamento della capacità produttiva, che significa chiudere 60 zuccherifici, si potrebbe evitare un aumento dei costi di trasformazione, e il calo del profitto potrebbe essere limitato a -314 €/t (-20%).

La riduzione della capacità produttiva dovrebbe riguardare prevalentemente gli stabilimenti di trasformazione esistenti, poiché la ridistribuzione della produzione delle barbabietole in questa Opzione avviene solo in grado minore. Visto che si può supporre che tutti gli altri provvedimenti disciplinanti il mercato saccarifero rimarranno in vigore, le industrie di trasformazione dello zucchero quasi non avranno margine d’azione per cercare di trasferire le loro perdite sui bieticoltori, attraverso la riduzione dei prezzi, dal momento che i coltivatori sono tutelati da prezzi minimi. Tuttavia, se il diritto di disporre delle quote viene trasferito sui coltivatori, questi useranno la flessibilità appena acquisita contro le industrie di trasformazione, al fine di spostare su di esse le proprie perdite di prezzo e reddito. La riduzione della capacità si concentrerà regionalmente in zone coltivate meno competitive.

Tabella 5.1-8:   Ammontare del profitto e numero di zuccherifici per l’industria UE della trasformazione - Opzioni 1a/1b

 

 

Anno 2011

Opzione 1a

 

Opzione 1a -

Anno 2011

Opzione 1b

Opzione 1b -

Anno 2011

Entrate dell’industria

Mio €

8501

6935

-1565     -18%

5679

-33%

Costi delle barbabietole

Mio €

4364

3574

-18%

2968

-32%

Costi di trasformazione

Mio €

2557

2265

-11%

1445

-44%

Profitto

Mio €

1580

1097

-483       -31%

1266

-20%

Zuccherifici

137

121

-16         -11%

77

-44%

5.1.7 Effetti sull’occupazione

La perdita complessiva di occupazione nella UE generata dall’Opzione 1a è, nei nostri calcoli, stimata in circa 12.000 posti di lavoro (Tabella 5.1-9). A causa della diminuzione di terreni coltivati a barbabietola, l’agricoltura perderà circa 2.000 posti di lavoro, necessitando le colture concorrenti di una quantità inferiore di manodopera. La chiusura di 16 zuccherifici determinerà la perdita di circa 3.000 posti di lavoro. Si perderanno anche circa 7.000 posti nei settori collegati, come quello dei trasporti ed altri. Gli effetti sull’occupazione generati dall’Opzione 1b sarebbero invece molto più gravi, aggirandosi, secondo i nostri calcoli, in una perdita di 45.223 posti di lavoro.

 

 

Tabella 5.1-9    Effetti sull’occupazione - Opzioni 1a/1b

 

 

Riferimento 2011

Opzione 1a

Opzione 1a – Riferimento

Opzione 1b

Opzione 1b – Riferimento

Agricoltura

Posti di lavoro

29213

27207

-2006

22128

-7085

Trasformazione

Posti di lavoro

26568

23539

-3029

15011

-11557

Settori collegati

Posti di lavoro

61107

54141

-6966

34525

-26582

Totale

Posti di lavoro

116888

104887

-12001

71664

-45223

5.1.8 Effetti sui Paesi terzi e sui Territori d’Oltremare

Gli effetti di una riforma che prevede esclusivamente riduzioni delle quote saranno in confronto moderati sui Paesi Terzi. Con l’attuale OCM, la produzione e la trasformazione dello zucchero nei Paesi che stanno per accedere alla UE beneficeranno certamente degli alti prezzi d’intervento, allorché tali Paesi faranno il loro ingresso nell’Unione. Ciò vale particolarmente per la Polonia, che contribuisce per circa un terzo alla produzione totale dei Paesi in entrata, e che si caratterizza per un elevato grado di autonomia. L’effetto è meno evidente per Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia. Per quanto riguarda Lituania, Lettonia, Romania e Bulgaria gli alti prezzi di intervento servirebbero da incentivo per dare avvio alla produzione nazionale di zucchero.

Inoltre l’attuale OCM zucchero consente il trasferimento di reddito verso i Paesi ACP, verso l’India e in futuro anche verso i PMA, visto che i prezzi garantiti per le esportazioni di zucchero sono molto al di sopra dei prezzi del mercato mondiale. Come si vede nella Tabella 5.1-2, i tagli di quota non comportano significativi cambiamenti né al totale delle importazioni UE, né alla loro composizione, dal momento che il livello dei prezzi nazionali rimane pressoché invariato. Informazioni più dettagliate su produzione, commercio e prezzi nei Paesi terzi si possono trovare nell’Allegato I.

Anche se nell’Opzione 1 il livello delle importazioni UE rimane stabile, il livello delle esportazioni diminuisce significativamente. I cambiamenti più notevoli che si registrano nei Paesi che importano zucchero dalla UE (“importatori principali”, Paesi del Mediterraneo) sono l’aumento dei prezzi, la diminuzione della domanda e l’aumento della produzione nazionale (per i prezzi, vedi Tabella 5.1-10).

Tabella 5.1-10:     Prezzi praticati dai Paesi terzi nei rispettivi mercati nazionali relativamente all’Opzione 1 in US$/MT

Il Brasile e i Paesi del Mediterraneo registreranno gli aumenti di prezzo più alti. La crescita del prezzo nei Paesi che stanno per entrare nella UE non è altrettanto certa, proprio per il fatto che essi stanno per entrare nella UE, cosa che non è stata espressamente presa in considerazione nel presente studio.

5.1.9 Valutazione complessiva

La ratio che sta alla base dell’Opzione 1 è quella di rispettare le condizioni che si presume verranno stabilite dal WTO, attraverso modifiche introdotte alla struttura del regime delle quote in vigore. I risultati della modellizzazione relativi allo sviluppo dei mercati mostrano che ciò si può ottenere attraverso riduzioni appropriate delle quote. Questa Opzione perciò sembra praticabile dal punto di vista politico, e non necessiterebbe di adempimenti amministrativi ulteriori[21].

I tagli alle quote provocano riduzioni corrispondenti nel Valore Aggiunto dell’agricoltura e dell’industria saccarifera, e notevoli risparmi di spesa per la UE. Tuttavia l’aumento complessivo del welfare sarebbe piuttosto limitato, in conseguenza della rigidità del sistema delle quote fisse.

Perciò sono stati fatti calcoli ulteriori sulla base dell’analisi condotta su un’azienda agricola campione, dai quali risulta che aumenti significativi in termini di efficienza si otterrebbero con l’introduzione della possibilità di vendere e comprare quote. Ma l’introduzione di un tale strumento necessiterebbe di investimenti da parte dei produttori di zucchero, e comporterebbe un maggiore impiego delle risorse pubbliche, cose entrambe che avrebbero ragione di essere solo se il nuovo sistema della commerciabilità delle quote potesse essere realizzato in una prospettiva a lungo termine.

Poiché il livello dei prezzi minimi garantiti è molto al di sopra del livello del prezzo sul mercato mondiale, questa Opzione avrebbe come effetto quello di continuare a garantire il trasferimento di redditi verso i Paesi ACP, ed in futuro anche verso i PMA.

5.2 Opzione 2: Taglio al sostegno dei prezzi

5.2.1 Descrizione della misura e sua applicazione

L’Opzione 2 prevede tagli al sostegno dei prezzi al fine di eliminare gradualmente le restituzioni alle esportazioni e per offrire opportunità di mercato ai partner commerciali . Inizialmente si era pensato di studiare tre fasi di tagli progressivi al sostegno dei prezzi, corrispondenti agli obiettivi quantitativi menzionati nell’Opzione 1. Si è precedentemente spiegato che il primo di questi obiettivi, l’eliminazione cioè delle esportazioni sovvenzionate di zucchero prodotto in UE, è già raggiunto nello scenario di riferimento. Ora, per procedere all’analisi della misura del taglio al sostegno dei prezzi prevista dall’Opzione 2, è necessario fare un breve salto in avanti per dare uno sguardo ai risultati prodotti dalla completa liberalizzazione del mercato (Opzione 6). Tale misura ha come effetto quello di consentire, anche ai prezzi del mercato mondiale, la sopravvivenza di un certo quantitativo di esportazioni dalla UE, sebbene in misura molto ridotta. Conseguentemente ai prezzi internazionali non è applicata alcuna misura di sostegno, cosa che eliminerebbe la produzione di zucchero C, e questo obiettivo sembra raggiungibile solo nel contesto di una rigida strategia di controllo quantitativo.

Ciò fa sì che l’Opzione 2a sia l’unica rilevante nel contesto delle strategie di mero taglio al sostegno dei prezzi. Ne risulta che il prezzo d’intervento dovrebbe essere ridotto a circa 470 € per consentire di eliminare completamente tutte le esportazioni sovvenzionate.

5.2.2 Effetti sul mercato UE e sui mercati internazionali

Una differenza fondamentale tra il mero taglio delle quote previsto dall’Opzione 1 e i provvedimenti previsti dalle altre Opzioni, è che altri partecipanti al mercato, diversi dai produttori UE, stanno assumendo una gran parte dei provvedimenti auspicati. La Tabella 5.2-1 mostra che le importazioni diminuiscono di circa 2.3 milioni di tonnellate, e quindi occorre solo una modesta riduzione della produzione in quota per eliminare i 2.6 milioni di tonnellate di esportazioni sovvenzionate presenti nello scenario di riferimento. Le importazioni verso la UE diminuiscono perché per alcuni produttori dei PMA che producono ad alti costi (vedi oltre) non è economicamente vantaggioso sfruttare l’accesso preferenziale ai mercati UE di cui godono, a prezzi di mercato inferiori del 25%. L’offerta interna UE diminuisce del 11.5%, cioè all’incirca come nell’Opzione 1, ma poiché nell’Opzione 2 le quote rimangono invariate, tale diminuzione è da imputare principalmente alla riduzione della produzione di zucchero C. Cosa quest’ultima che si verifica perché, quando i prezzi in quota delle barbabietole sono così ridotti, non è conveniente usare come strategia per tutelarsi contro cattivi raccolti, quella di far crescere la produzione C di un ammontare corrispondente (sull’argomento vedi Allegato I). La diminuzione di produzione di zucchero C nella UE contribuisce ad incrementare leggermente il prezzo internazionale dello zucchero.

Tabella 5.2-1:   Opzione 2 – Effetti sul mercato UE

 

 

Riferimento 2011

Opzione 2

Opzione 2- Riferimento

Diritti di quota

 

11210

11210

0.0%

Produzione interna

1000 t

14589

12916

-11.5%

Produzione in quota

1000 t

11104

10887

-2.0%

Produzione C

1000 t

3485

2029

-41.8%

Importazioni

1000 t

4348

2062

-52.6%

Offerta totale

1000 t

18937

14978

-20.9%

Domanda interna

1000 t

12694

12797

0.8%

Esportazioni

1000 t

6243

2181

-65.1%

Esportazioni C

1000 t

3485

2029

-41.8%

Esportazioni sovvenzionate

1000 t

2606

0

-100.0%

Non sovvenzionate 1)

1000 t

153

152

-0.3%

Domanda totale

1000 t

18937

14978

-20.9%

Prezzo UE

€/t

689

514

-25.4%

Prezzo sul mercato mondiale

€/t

244

246

0.9%

1)    Una parte dello zucchero trasformato viene esportato senza sovvenzioni

La successiva Tabella 5.2-2 fornisce alcuni dettagli sui flussi delle importazioni (vedi Allegato I per la raffigurazione completa). Il cambiamento nella composizione delle importazioni UE è evidente: essendo diminuito il prezzo dello zucchero nella UE, gli importatori preferenziali introducono molto meno zucchero, in particolare i PMA e, in modo anche più evidente, i Paesi ACP a causa del più alto livello dei costi delle loro produzioni. Si deve poi anche accennare al fatto che il peso maggiore dei cambiamenti relativi alle “altre regioni” ricadrà sui Balcani Occidentali.

 

 

Tabella 5.2-2:   Opzione 2 – Provenienza delle importazioni UE

Paese

Rif. intermedio

Opzione 2

Variazione

Variazione %

PMA

2561

1488

-1073

-41.9%

Paesi ACP

1213

378

-834

-68.8%

Altri Paesi

574

226

-348

-60.7%

Totale

4347

2092

-2255

-51.9%

Nota:      Una reiterata azione di coordinamento tra CAPSIM e WATSIM potrebbe originare dati relativi all’importazione leggermente differenti da quelli descritti nella Tabella 5.2-1 e 5.2-2

La diminuzione del prezzo provocherà anche una notevole riduzione della differenza di prezzo tra zucchero e suoi sostituti. Ciò comunque non avverrà in misura sufficiente a rendere irrilevante il sistema delle quote per i sostituiti dello zucchero.

5.2.3 Effetti complessivi sui settori UE interessati

Come ci si può attendere, questa politica di taglio al sostegno dei prezzi produrrà benefici per i consumatori e per l’industria alimentare a spese dell’agricoltura e dell’industria saccarifera. L’industria saccarifera perderebbe circa metà dei profitti stimati per lo scenario di riferimento. E’ da notare inoltre che il risparmio sul bilancio UE che si ottiene da questa Opzione, è maggiore rispetto a quello che si ottiene dal taglio delle quote previsto nell’Opzione 1a, perché l’ammontare delle sovvenzioni allo zucchero per uso industriale si riduce.

L’ultima riga della Tabella mostra che la riduzione dei prezzi genera non solo un effetto di ridistribuzione del welfare, ma anche un significativo aumento del welfare complessivo, che è chiaramente superiore a quello risultante dal taglio delle quote nell’Opzione 1a.

Tabella 5.2-3:   Opzione 2 – Effetti sul Welfare

 

 

Opzione 2 –

Riferimento

 

in %

Agricoltura

Mio €

-1354

-0.99%

Industria saccarifera

Mio €

-821

-52.0%

Consumatori finali/Industria alimentare

Mio €

2296

0.36%

Risparmio sul bilancio UE

Mio €

1144

-2.52%

Welfare complessivo

Mio €

1264

 

Nota:   I benefici relativi per i consumatori/industria alimentare sono espressi in percentuale sulla spesa alimentare